|
|
Monticchiello è un’incantevole
borgo medioevale nel comune di
Pienza, a sud della provincia di
Siena.
Come altri castelli eretti sulla cima delle colline che cingono la
splendida valle del fiume Orcia, sembra esercitare il ruolo di
sentinella a difesa di uno dei più affascinanti affreschi dell’intera
Toscana: affresco reso unico dalla presenza atipica di una montagna - il
Monte Amiata – a dominare la seducente sinuosità dei dossi, autentiche
“mezze lune” cangianti a seconda della stagione.
E’ possibile scoprire, ancora, come marcate pennellate, i pochi calanchi
sopravvissuti all’eccessiva modifica ambientale esercitata in
agricoltura dagli anni 70 (calanco: insieme di s olchi profondi che si
formano sui fianchi di terreni argillosi per l’erosione dell’acqua
piovana, spesso ricoperti di ginestra ). Il cipresso, tipicità
regionale, puntella, numeroso, le strade, e tra queste anche quelle
cosiddette “bianche”, cioè non asfaltate, che s’insinuano fin nella
parte più interna della campagna, alla ricerca delle numerose case
coloniche. Uno degli spettacoli più belli, nonostante l’uso di prodotti
chimici nell’attuale agricoltura, resta, ancora in qualche circostanza,
la vista dei “campi di papaveri”, fiore che tinge di rosso le distese di
grano anco ra verde o gli spazi lasciati a maggese.
Ad oggi è possibile ammirare vie e piazze del borgo, (molte delle quali
pavimentate in pietra), finemente ristrutturate ed adornate di fiori e
cortesia, con al centro la materna Pieve gotico - romanica dei Santi
Leonardo e Cristoforo, Porta S. Agata quale maestoso ingresso paesano,
l’austera Rocca a controllare dalla sommità non senza l’ausilio di tre
delle diciassette torri che fortificavano il perimetro delle mura.
L’opera degli antichi scalpellini, nello squadrare i blocchi di
arenaria, ci omaggia ancora di selciati secolari in perfetta geometria
(*) con le pietre delle case stesse, dove con fatica hanno creato archi
perfetti, scale e loggiati solidissimi, balconi
e davanzali mirabili,
semplici sedili esterni, e dove il naturale gioco di luci ed ombre
s’insegue fin dentro i vicoli più stretti.
(* ) I lavori di ripavimentazione di parte del centro storico,
1996-2001, realizzati in seguito all’allaccio delle condutture del gas
da riscaldamento hanno in molti casi danneggiato le perfette simmetrie
dei selciati .
Da notare che Monticchiello si differenzia dagli altri borghi limitrofi
per l’ampiezza di vie e piazze - in dovuto rapporto con il proprio stile
medioevale - da dove è sempre visibile una gran fetta di cielo a
regalare aria e luce ad un’architettura mai cupa ma sempre distesa verso
gli infiniti spazi sovrastanti.
La storia di Monticchiello - con ancora le forme attuali, ossia con la
costruzione del Cassero, della Chiesa e delle mura, mura
oggi in parte
sopravvissute all’erosione dei secoli – assume rilievo con la fedeltà pluricentenaria alla Repubblica di Siena, dal finire del XII secolo fino
al 1559, quando, a conclusione della guerra franco-spagnola, inizia un
secolare periodo di declino nel corso del quale entra a far parte del
Granducato di Toscana, come tutto il territorio senese. Nella seconda
metà del XVIII secolo, esattamente nel 1777, il Comune monticchiellese è
soppresso e passa sotto la giurisdizione del Comune di Pienza
nell’ambito delle riforme civili ed amministrative dello Stato Toscano.
Gli episodi storici che maggiormente hanno posto al centro della ribalta
questo minuscolo centro sono due. Il primo risale appunto alla guerra
franco-spagnola della metà del 1500, dove l’esercito dell’imperatore
Carlo V, il più potente dell’epoca, trova nell’estrema resistenza dei
monticchiellesi - costretti a respingere il nemico anche a colpi di
pietra – un avversario talmente eroico da riconoscerne il valore (così
scrissero ammirati gli storici del tempo), risparmiando la vita dei
paesani in cambio di una resa onorevole.
Monticchiello e Montalcino sono gli ultimi due baluardi della morente
Repubblica della Città del Palio ad offrire un’estrema difesa, ed anche
dopo la sottomissione ai fiorentini (alleati degli spagnoli), la
Balzana, simbolo di fedeltà a Siena, rimane incastonato nel cuore della
duecentesca Porta S.Agata.
L’altro fatto ci rimanda invece alla seconda guerra mondiale, quando un
reparto fascista, forte di 450 uomini, viene respinto da una settantina
di agguerriti partigiani nella battaglia avvenuta anche sul vicino Colle
Mosca: il 6 aprile del 1944. La mattina seguente, Monsignor Marino
Torriti e la signora Angheben, cittadina tedesca moglie di un
proprietario terriero locale, evitano la rappresaglia: molti abitanti,
già prelevati dalle abitazioni, sono allineati all’ingresso del paese,
davanti a Porta S.Agata, in procinto di essere fucilati dai tedeschi.
Nel dopo guerra, l’esodo dalle campagne (per la crisi del sistema
mezzadro vigente da secoli) in direzione delle città in cerca di
condizioni di vita più moderne, soprattutto dal finire degli anni
cinquanta, mette a dura prova l’identità e la sopravvivenza stessa di
Monticchiello. Chi rimane e sceglie di lottare con sacrificio e spirito
creativo ad oggi può presentare al mondo l’esperienza unica dei celebri
spettacoli di piazza del Teatro Povero di Monticchiello (ogni estate dal
1967), la Società Filarmonica “ A.Giardini “ (1889), l’Associazione
Sportiva di calcio amatoriale che ad agosto
2006 ha
festeggiato il quarantesimo compleanno. Naturalmente, oltre alle sopra
citate identità aggreganti di stampo laico, la Parrocchia dei Santi
Leonardo e Cristoforo riveste un ruolo primario non solo in ambito
religioso.
Oggi Monticchiello conta meno di 200 abitanti tra centro storico e
periferia. Includendo la campagna limitrofa non si raggiungono le 300
unità.
La popolazione del piccolo borgo, prima che l’annessione al Gran Ducato
di Toscana determini, nel 1777, lo smantellamento delle istituzioni
comunali aumentando le difficoltà della vita socio-economica, oltrepassa
abbondantemente le 1000 persone. Prima della seconda guerra mondiale,
campagna compresa, i registri parrocchiali indicano 1330 abitanti.
Il tenore di vita è elevato in un’economia locale basata su un sistema
agricolo di piccoli proprietari terrieri a cui si affianca, con sempre
maggiore intensità, l’attività di ricezione, in massima parte
agrituristica, molto in nell’Italia del turismo alternativo e richiesta
espressamente da americani, inglesi, tedeschi. Tuttavia, l’occupazione
si concentra in buona misura nel settore terziario dei paesi vicini:
Pienza, Chianciano Terme e Montepulciano su tutti.
Lo spopolamento, registrato negli anni cinquanta, sembra, nell’ultimo
decennio, avanzare una forte ripresa: il costo delle case è
inaccessibile ai più, “l’invasione” turistica e la prosperità materiale,
peraltro non sempre equilibrate da servizi pubblici di base
soddisfacenti, non aiutano a coprire i vuoti ed i disagi avvertiti nei
rapporti umani. Nel centro storico dominano le seconde e le terze case
abitate pochi giorni l’anno, mentre i poderi della civiltà contadina
sono ristrutturati in lussuose ville o raffinati agriturismi: offrono,
in parte, lavoro nell’attività di collaborazione domestica e nel
giardinaggio. Dal 2000 famiglie intere e singole persone di nazionalità
albanese e romena, circa 30 unità nel complesso, vivono e lavorano a
Monticchiello soprattutto nel ramo della ricezione turistica e nel
sostegno agli anziani del luogo.
Il terzo millennio pone anche Monticchiello dinnanzi a quelle
problematiche che non riguardano solo i minuscoli centri: dal disagio
giovanile (ma anche dei pochi anziani rimasti) agli effetti devastanti
del neo liberismo e della “civiltà” consumistica, all’incomunicabilità
alla frammentazione tra persone e tra gruppi, alla difficile tutela
dell’ambiente alla ricerca di uno sviluppo sostenibile (eclatante a tale
proposito la nuova lottizzazione “Aia del popolo” in corso d’opera: nata
per favorire le giovani coppie di residenti si é trasformata in una
semplice e pura speculazione edilizia pubblicizzata come "il tuo casale
in Toscana"). Particolare attenzione va indirizzata purtroppo al sempre
crescente disinteresse della gran parte degli abitanti per le scelte
riguardanti le infrastrutture pubbliche, un po’ per l’evidente ritorno
al privato, un pò per la mancanza di adeguati mezzi culturali di dialogo
con le istituzioni o per la sfiducia nelle espressioni politiche locali.
Per contro anche l’amministrazione comunale di Pienza non brilla nel
soddisfare a pieno i piccoli ma quotidiani bisogni dei cittadini, quei
semplici bisogni che aiutano ad innalzare la qualità della vita
soprattutto sotto il profilo umano.
Ben inteso: Monticchiello è ancora nella maggior parte dei suoi aspetti
un luogo di straordinaria vitalità: la Banda musicale, il Teatro, la
squadra di calcio,
la Parrocchia, ne testimoniano il fervore sociale. Che poi occorra
crescere in spirito civico, solidarietà e fraternità è un dato di fatto
che umilmente e serenamente va affrontato, almeno per cercare di
dialogare sulle frammentazioni esistenti.
E’ in questo contesto che l’Associazione Polisportiva è, nei suoi limiti
ed entro le proprie capacità, proseguo di un’identità aperta e
determinata nello sventolare in alto valori quali amicizia e
condivisione nella crescita umana e civica.
Cretedisiena.com
ringrazia per il testo Gianpaolo Boscagli |
|
|